L’odeporica italiana del fine Ottocento: Rosalia e l’Eritrea

words & cover photo: Costina Mocanu

Le fotografie, che ci stanno davanti, assumono vita; le lettere mandano quasi il suono della parola, e, cullati da questa illusione, si favela colle immagini dilette, e il tempo passa, e le ore grigie si sfumano, e torna il buon umore, e l’animo si solleva pieno di speranza, d’amore e di fede nell’avvenire

Rosalia Pianavia-Vivaldi Bossiner, Tre anni in Eritrea, 1901: 122

‘Tre anni in Eritrea’ (1901) di Rosalia Pianavia-Vivaldi Bossiner (n.n.) è un racconto odeporico del e sul tardo Ottocento italiano, uno dei pochi firmati da una donna. La narrazione si permea sul soggiorno della stessa Rosalia nella Colonia Eritrea, un viaggio intrapreso nel 1893, in seguito ad un telegramma proveniente da Massaua indirizzato al suo marito, il marchese Domenico Pianavia Vivaldi (n.n.), comandante e reduce della Terza Guerra d’Indipendenza, per un nuovo incarico ad Asmara, Eritrea. I Pianavia-Vivaldi lasciano Verona per raggiungere Asmara, dove rimarranno fino al 1895. Benchè la trama possa essere considerata banale e la scrittura semplice, a tratti troppo femminile ed imbevuta di patriottismo (ammetto, caratteristiche che spesso ho mal sopportato), tanto la presenza dei personaggi storici quanto i commenti della scrittrice, documentano il pensiero dell’epoca e le costruzioni socio-geografiche. 

È questa l’occasione d’oro di Rosalia per viaggiare oltremare, scrivere e documentare fatti e persone del lontano Oriente: la sua posizione sociale altolocata rispetto alle popolazioni indigene, l’avvento della fotografia istantanea così come la corrispondenza con il settimanale milanese ‘L’Illustrazione italiana’ (pubblicazioni tra 1873-1962) circa le notizie relative ai progetti coloniali. 

avrei scritto ed operato! Giacché ero entrata nel mondo giornalistico per ‘la gran porta’, avrei continuato in quel nobile arringo, narrando e descrivendo paesaggi, costumi, scene locali, impressioni di uomini e di cose, raffrontando quei paesi e quegli usi colle nostre terre e cogli usi nostri

Rosalia Pianavia-Vivaldi Bossiner, Tre anni in Eritrea, 1901: 197

La narrazione si dispiega nella Colonia dell’Eritrea italiana (1890) tra Asmara, Massaua, e i territori adiacenti, teatro di guerre, investimenti agrari ed estrazione di materie prime. Al pari dei racconti maschili, dunque, anche la scrittura femminile di Rosalia è intrisa dal pensiero moderno italiano, alimentato dalle scoperte geografiche ed espansione coloniale nelle terre dell’Altro secondo un’economia di desiderio-disgusto verso il non-Occidentale. Tanto le fotografie quanto la scrittura si nutrono dal desiderio di esplorare l’Altro e al contempo respingono l’alterità mediante la diffusione di una narrativa estranea ai costumi occidentali, giustificatrice della ‘missione civilizzatrice’ degli europei. In seguito all’apertura del canale di Suez (1859) e al Congresso di Berlino (1878), il nuovo Regno d’Italia cercò di collocarsi nella scacchiera internazionale delle grandi potenze europee mediante la colonizzazione del Corno dell’Africa. L’Eritrea italiana (1890) sarebbe nata anche per arginare il problema del Meridione e l’emigrazione italiana. Dunque, l’investimento agrario in Eritrea (1890) sarebbe stato destinato ai contadini italiani emigrati nella Colonia

questo piccolo nucleo di contadini che doveva essere l’avanguardia di una numerosa immigrazione, il substrato di una nuova regione italiana

Rosalia Pianavia-Vivaldi Bossiner, Tre anni in Eritrea, 1901: 166

a ciascuna famiglia sono stati assegnati, oltre al podere di venti ettari, due tukùl, otto bestie bovine, dieci capi di pollame e un piccolo maiale

Rosalia Pianavia-Vivaldi Bossiner, Tre anni in Eritrea, 1901: 181

Il fatto che sia una donna a detenere il potere di rappresentare la Colonia, accresce il livello di analisi del racconto dal momento che le donne ricoprono una posizione ambigua. Lontana dalla madrepatria e dai costumi sociali troppo stretti «ridicole e meschine piccinerie da salotto,»[5] per Rosalia, la Colonia diventa uno “spazio di trasformazione” dal momento che riesce ad acquisire un’autonomia difficilmente ottenuta in Italia. 

Amata, rispettata, circondata dalle più gentili e affettuose premure da parte degli ufficiali, e dei bianchi, tutti; inchinata dai neri, che pur essi mi si dimostrano di speciale simpatia, ossequiata da ogni personaggio che metta piede nella Colonia, e da ogni capo indigeno, festeggiata dai piccoli diavoletti, che mi scorgono da molto lontano e corrono incontro

Rosalia Pianavia-Vivaldi Bossiner, Tre anni in Eritrea, 1901: 110

La sua eccezionalità è dovuta al riconoscimento della sua classe sociale visti gli incarichi del marito, dalla sua stessa quasi-assenza dovuta al suo lavoro, nonché dalla mancanza di figli, fattori che non solo facilitano la gestione del quotidiano, ma anche l’accesso negli spazi degli indigeni. Ed ecco quindi che l’Africa:

ridesta energie sopite, mi ridona l’allegria e, quasi direi, la baldanza dei vent’anni

Rosalia Pianavia-Vivaldi Bossiner, Tre anni in Eritrea, 1901: 110

In linea con le altre, ma poche donne presenti nelle colonie europee, anche Rosalia si occuperà non solo dei feriti di guerra, ma anche dei bambini meticci

per allevarli umanamente e cristianamente

Rosalia Pianavia-Vivaldi Bossiner, Tre anni in Eritrea, 1901: 310

Ecco, dunque emergere anche la figura femminile del colonialismo, nelle vesti di memsahib, patronessa e ‘madre’, indispensabile per i giochi oltreoceano di un patriarcato moderno, ma non troppo: le donne hanno ancora una libertà limitata. Ecco, dunque il valore degli scritti odeporici, testimonianze dei loro tempi e dei loro meccanismi. ‘Tre anni in Eritrea’ è una sorta di diario-report dal respiro non solo etnografico ma anche e sopratutto storico, che testimonia il ruolo controverso della donna occidentale. Nella colonia, Rosalia è testimone di una libertà di pensiero ed azione ben diversi dalla madre patria, ma al contempo, è una figura che si conforma al pensiero maschilista occidentale nel rispetto delle popolazioni indigene.

Lasciatemeli i godimenti sereni, forti, veri che dà questa terra; non mi togliete l’indipendenza, la libertà, beni che nel mondo incivilito non troverò più.

Rosalia Pianavia-Vivaldi Bossiner, Tre anni in Eritrea, 1901: 328

Bibliografia

Pianavia-Vivaldi Bossiner, Rosalia. Tre Anni in Eritrea. Milano: L.F. Cogliati, 1901.


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