Alice Creischer e la biopolitica del ‘somnus’

words & photos: Costina Mocanu

Nota Bene: il presente articolo è basato sulla rielaborazione di un precedente “Essay” (semestre invernale 2019/2020) realizzato nell’ambito del Seminario universitario ‘Why the “global” matters in art historyinsegnato da Dr. Phil. Franziska Koch, MA Transcultural Studies presso l’Università di Heidelberg.

Sleeping with vengeance, dreaming of life (in italiano, “Dormire con la rivincita, sognare la vita”) è il titolo della mostra Kunstverein di Stoccarda. Aperta dal 19 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020, la Württembergische Kunstverein ha accolto quarantanove opere tra collage, installazioni e materiali legati al tema della biopolitica del sonno, a cura di Ruth Noack. Il sonno come forma di protesta contro i ritmi frenetici imposti dal capitalismo, oggi particolarmente evidente nell’uso trasversale dei media, è il fil rouge della mostra. Girovagando e ‘momentandomi’ tra quadri, collage ed installazioni – molte delle quali, secondo la la guida in loco Anna Romanenko, sarebbero ancora un work-in-progress, mi sono imbattuta in quella della celebre artista e critica d’arte tedesca Alice Creischer (classe 1960):

Il collage: Der Hut spricht, der Rechen sprichte, es flüstert die Sense zum Ohr im Gras [1]

Questo collage (2019, numero 18 secondo il volantino, dimensioni: 30 x 40 cm), reminiscente pratiche surrealiste e dadaiste, è un’impareggiabile sintesi tra il soggetto impressionista di Camille Pissarro (1830-1903), la contadina, e le dinamiche delle lotte sociali moderne e contemporanee (Immagine 1). Creischer è particolarmente nota per il suo approccio critico materializzato attraverso l’uso dei mixed-media: aspetti controversi del capitalismo, condizioni ed effetti della globalizzazione, o ancora la speculazione finanziaria e l’alienazione sociale sono temi prediletti dall’artista. Geniale è la scelta di affiancare al livello visivo e materiale, uno di carattere poetico per intervenire e denunciare l’incessante lavoro poco redditizio della classe operaia, strato sociale più coinvolto nelle fabbriche capitalistiche che alimentano la nostra quotidianità. [2] Non a caso, il titolo dell’opera non è altro che un verso poetico “Il cappello parla, il rastrello parla, la falce sussurra all’orecchio nell’erba”. Ecco dunque il richiamo diretto del poema‘Die Job Revolution’ (2003), scritto dal giovane entrepreneur Peter Hartz (nato nel 1941). Hartz esprime il senso dell’alienazione individuale che caratterizza il capitalismo, mediante un calcolo preciso dedicato alle ore di lavoro: “8760 Stunden hat das Jahr. / 1200 Stunden verbraucht ein Arbeitsplatz. / 40 Jahre arbeiten / bei 80 Jahren Lebenserwartung / sind 48.000 Stunden.” [3] (Hartz 2003) Le strisce bianche cartacee pendono dal collage su un supporto medio-alto rosa (Immagine 2).

Immagine 1. Alice Creischer. “Der Hut spricht, der Rechen spricht, es flüstert die Sense zum Ohr im Gras” (The Hat Speaks, the Rake Speaks, the Scythe Whispers to the Ear in the Grass), carta, collage, 30 x 40 cm, 2019.
Fotografia: © Costina Mocanu, Stuttgart, 2019.

La femminilità del soggetto è evidenziata mediante un tessuto textile scintillante attaccata sopra il disegno. Il suo effetto kitschy si confronta letteralmente con un strabiliante adesivo in 3D che finisce ciascuna delle strisce poetiche uscenti dallo strumento agricolo. Il visitatore erudito riconosce tanto il panorama bucolico quanto il soggetto impressionista francese disteso sull’erba ‘Rest. Peasant Woman Lying in the Grass. Pontoise’ (1882), oggi, conservato presso la Kunsthalle di Bremen, Germania. Quello che invece nemmeno il visitatore più istruito non conosce è la cruda realtà della globalizzazione industriale presente già ai tempi di Pissarro. L’artista francese, nato nelle West Dutch Indies of St. Thomas e cresciuto in Francia, era al corrente delle dinamiche presenti al di fuori dell’Europa, come in Venezuela, Sud America. Dunque, la contadina socchiude gli occhi e a seconda della distanza fisica del visitatore dal collage, gli occhi socchiusi possono risultare uno sguardo inquisitorio sulle dinamiche del lavoro – ecco qui il collegamento con i versi poetici “Zum Lid zischt die Sense, / pass auf, du, / denk bloß nicht, du / dass du das verstecken kannst / unterm Deckel aus Haut / den Traum im Schlaf” [4] (Hartz 2003) – oppure completamente chiusi, quindi dormiente, a causa dell’estenuante lavoro manuale. Gli occhioni in 3D diventano metonimie degli operai e delle produzioni di massa. La biopolitica del sonno diventa, dunque, per lo stesso Pissarro, un tema che transgredisce il paesaggio bucolico. Il collage racchiude in sottofondo un edificio in fiamme e un gruppo di persone (tre uomini e una donna) distesi sulla terra fuori dall’edificio. Questo è i richiamo alle vittime delle lotte francesi della Commune in ‘A street in Paris in May 1871 (1903-1905)’ di Maximilien Luce (1858-1941). L’edificio in fiamme, invece, è un découpage stampato relativo alla sommossa londinese del 2011. Infine, una sorta di bomba, viene affiancata alla composizione, ma difficile da interpretare. Queste parti del collage critica il sonno come vacatio animae wherein the mind is liberated from social constraints. 

Immagine 2. Alice Creischer. “Der Hut spricht, der Rechen spricht, es flüstert die Sense zum Ohr im Gras” (The Hat Speaks, the Rake Speaks, the Scythe Whispers to the Ear in the Grass), carta, collage, 30 x 40 cm, 2019.
Fotografia: © Costina Mocanu, Stuttgart, 2019.

Riflessioni conclusive sull’alienazione sociale

Riportando sulla carta tre episodi storici diversi, Creischer mette in relazione e cerca di negoziare poeticamente non solo la presa di coscienza di classe (Maximilien Luce), le condizioni di lavoro e gli effetti della prima industrializzazione (Camille Pissarro), ma anche i conflitti e le tensioni sociali causate dalla disoccupazione e dalla inegualità sociali nella tarda società post-industriale del tardo capitalismo (London Riots). Il motivo della donna distesa a terra ricorre in altre due composizioni create entrambe da Anna Dacqué: ‘hosting works that belong in this exhibition…Camille Pissarro’s Le repos, paysanne couchée dans l’herbe (1882)’ (2019, elencata come opera nr. 8 nella guida, repro-print 48 x 59 cm) and hosting works that belong in this exhibition… Rokeya Sakhawat Hossain’s Sultana’s Dream (1905) / Gülsün Karamustafa’s Prison Painting 6 (1972) from the series Prison Paintings (1972–1978) (2019, elencata come opera nr. 30 nella guida, audio and repro print, 56 x 52,5 cm). Tanto la Creischer come la Dacqué, quindi, invitano alla riflessione: può l’atto del dormire e sognare diventare una forma di protesta nella società di produzione e consumo? E’ possibile trovare un ritmo più sostenibile?


Note a piè di pagina

[1] Sulla guida cartacea, il titolo dell’opera è riportato sia in tedesco sia in inglese: ‘Der Hut spricht, der Rechen spricht, es flüstert die Sense zum Ohr im Gras’ (The Hat Speaks, the Rake Speaks, the Scythe Whispers to the Ear in the Grass).
[2] “In the Stomach of the Predators. Mixed Media Installation,” kow gallery, ultima consultazione 7 gennaio 2020, https://www.kow-berlin.com/artists/alice-creischer/in-the-stomach-of-the-predators-2012-2015.
[3] La mia traduzione in inglese: “A year has 8760 hours. / A workplace needs 1200 hours. / Working for 40 years / within 80 years of life expectation / are 48.000 hours.”
[4] La mia traduzione in inglese: “To the eyelid hisses the scythe, / you, pay attention, / just remember you, / that you can hide / under the lid of skin / the dream in sleep.”

Bibliografia essenziale


art-in.de. “Sleeping with a Vengeange, Dreaming of a Life,” blog, ultima consultazione il 7 gennaio 2020. https://www.art-in.de/ausstellung.php?id=6756

kow. “In the Stomach of the Predators. Mixed Media Installation,”blog, ultima consultazione 7 gennaio 2020. https://www.kow-berlin.com/artists/alice-creischer/in-the-stomach-of-the-predators-2012-2015

Press Release. Württembergische Kunstverein Stuttgart. Ultima consultazione 7 gennaio 2020. https://www.wkv-stuttgart.de/uploads/media/PRESS_EN_LONG.pdf

Württembergische Kunstverein Stuttgart. “Sleeping with a Vengeange, Dreaming of a Life. Exhibition Manual.” 2019. 

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