Rosalba (in) Carriera: essere una ‘femminista’ e un’artista affermata nel Settecento 

words: Anna Mazza

Rosalba Carriera è stata una delle poche artiste che, nonostante i pregiudizi e le forti limitazioni del periodo al genere femminile, è riuscita ad affermarsi e a diventare celebre al punto che la sua arte fu richiesta in tutta Europa. Il suo talento, la sua voglia di affermarsi e la sua forza sono caratteristiche peculiari della sua persona e cominciano a venire fuori sin da subito, si asseriscono con fermezza quando è solo una bambina.

Una bimba apparentemente fragile ma molto forte

Rosalba Carriera nasce a Venezia il 7 ottobre del 1675. La sua tempra, non subito compresa, ci appare chiara già da un aneddoto che risale ai suoi primi anni di vita. Alla nascita di una delle sorelle, la mediana, nata appena due anni dopo di lei, i genitori decidono di dare alla neonata il nome di Rosalba, nonostante la primogenita – la nostra futura pittrice – porti il medesimo nome. La secondogenita verrà chiamata in famiglia Neneta e dagli estranei Giovanna ma appare comunque curiosa la scelta di registrare anche nel certificato di nascita della seconda figlia il nome Rosalba.

È molto probabile che la nostra artista da bambina fosse malata, apparentemente fragile e che, temendo il peggio, i genitori avessero deciso di dare lo stesso nome alla secondogenita, visibilmente più robusta e in salute [1]. Ma Carriera cresce forte e talentuosa, e a dieci anni si diletta già a ricopiare composizioni di frutta in nature morte ancora semplici ma che denotano un grande talento. Il suo primo ritratto alla sorella Angela risale proprio a questa tenera età [2]. Carriera ha infatti ereditato la vena artistica del nonno, e i genitori la assecondano in questa sua passione. La mamma le fa creare i disegni per i suoi ricami e il padre, che più della madre tiene a questa particolare inclinazione della figlia, ancora piccola la manda a studiare da alcuni dei migliori artisti del periodo.

Strega comanda colori, che colore vuoi?

Rosalba Carriera si distingue dagli altri artisti contemporanei a lei. Questo non solo perché è una donna che riesce a ricevere la fama che merita senza che il patriarcato si metta in mezzo, ma anche perché la particolare tecnica che adotta una volta assecondata la sua bravura è molto di nicchia. Si tratta della tecnica del pastello con cui la Carriera si diletta a dipingere miniature grandi quanto il palmo di una mano, e sono davvero in pochissimi a utilizzarla con successo all’epoca, preferendo i più blasonati colori a olio. L’artista si specializza in particolare nella decorazione di quelli che definisce fondelli: i coperchi interni delle tabacchiere. È una delle prime a utilizzare l’avorio come base per i suoi pastelli, donando alle sue opere una luminosità che diventa il suo marchio di fabbrica.

Maestra di questa tecnica, abbiamo testimonianza di un suo estimatore che le chiede tramite missiva delucidazioni sui pastelli, che trova troppo morbidi o troppo duri da lavorare. L’artista, intenditrice come pochi della tecnica, gli risponde che alcuni venditori truffaldini legano il pastello al gesso o alla scagliola piuttosto che alla gomma arabica da lei usata, rendendoli inutilizzabili [3]. Esperta strega dei colori, la Carriera tiene un ordinato taccuino dove appunta i suoi intrugli e in cui spiega, passo dopo passo, come ottenere i colori più brillanti. Infatti, la peculiarità dei pastelli è che non possono essere mescolati tra loro come i colori a olio e hanno una gamma cromatica limitata [4]. Per questo motivo era necessario creare dai colori già esistenti tonalità totalmente nuove.

Partendo dalle basi impartite dal suo insegnante Diamantini [5], Carriera arriva a sperimentare dei colori tutti suoi, custodendone le ricette in un diario, come preziose formule magiche. Come una giovane alchimista impara a “levare la tintura e il succo ad ogni fiore” [6] classificando i colori in base al suo gusto personale come “verde bellissimo”. O la tonalità attraverso un’etichetta specifica legata strettamente al soggetto da dipingere –“capelli biondi, capelli castani, capelli bianchi, capelli incipriati”- o all’oggetto –“acqua tranquilla, acqua agitata, acqua lontana”- [7].

La capofamiglia, la ‘femminista’, la donna single e in carriera

Rosalba Carriera raggiunge un successo e una fama non concessi a nessun’altra artista dell’epoca. Ricordiamo che al tempo le Accademie di Belle Arti erano inaccessibili alle donne. Studiando privatamente, però, l’artista riesce a ritagliarsi un mercato tutto suo. Si specializza in qualcosa che ha una forte potenza visiva ma non è utilizzata dai suoi colleghi maschi: la miniatura a pastello. In quella che potremmo definire una strategia di marketing bella e buona, riesce a raggiungere un target non convenzionale e internazionale, abbattendo i costi. Un ritratto a pastello e in miniatura ha infatti bisogno di tempi di posa molto brevi, e diventa quasi obbligatorio per chiunque sia di passaggio da Venezia una tappa nel laboratorio di Rosalba Carriera. L’artista è una delle poche donne a possederne uno e mette su anche una scuola per artiste, insegnando alle sue allieve ad autosostenersi e stringendo un forte legame con qualcuna di loro, come Felicita Sartori [8] che diventerà a tutti gli effetti un membro della sua famiglia.

A lei Carriera dedicherà uno dei suoi pastelli più belli, il suo ritratto in abito turco. Nel ‘700 vi è una vera e propria moda che esplode e quasi impone di ritrarre soggetti in abiti orientali, l’artista sceglie come modella la sua allieva prediletta, Felicita. Nel pastello, la pelle diafana della giovane quasi si confonde con la madreperla della veste in seta. La luminosità perlacea degli abiti e dei gioielli è la vera e propria firma di Rosalba, tutte le sue opere a pastello, come anche questa, sembrano brillare di una luce bianca che le illumina dall’interno. La fanciulla tiene in mano una maschera, a simboleggiare il travestimento che da friulana l’ha trasformata in donna orientale, ma che gioca anche sulla finzione della pittura e in ultimo omaggia Venezia, città dove le due donne vivono e operano.

Per dare un’idea della fama dell’artista a livello internazionale, basti pensare che il padre di Goethe, quando ne parlava, si riferiva a lei chiamandola Rosalba, senza che ci fosse bisogno di citarne il cognome per far capire a chi si stesse riferendo all’interno del suo discorso. Inoltre, è da prendere come indicatore della sua fama anche il fatto che circolavano già nel 1709 falsi delle opere della pittrice, spacciati per originali. Rosalba ritrae persino il Re Luigi XV da bambino, e Federico Augusto II di Sassonia è talmente ossessionato dai suoi pastelli da arrivare a collezionarne ben centocinquanta. La pittrice è di gran moda in tutta l’Europa [9]. La sua fama le permette di fare favori importanti ad amici e familiari e ben presto diventa la figura di riferimento dei suoi parenti, l’autentica capofamiglia. La Carriera, infatti, sostiene economicamente tutte le sue sorelle e aiuta anche il cognato pittore, Giovanni Antonio Pellegrini [10], dandogli una mano nelle commissioni più impegnative.

Determinata a sfondare nel mondo dell’arte, è molto attenta a non lasciare dietro di sé pretesti per pettegolezzi, molto frequenti soprattutto in un ambiente come quello artistico, frequentato quasi ed esclusivamente da uomini.
Rosalba Carriera è una delle pochissime donne del Settecento a rimanere fieramente single, la percentuale di donne non sposate all’epoca era infatti meno del 10%. Alla base di questa condizione non c’è la scarsa bellezza che in molti sottolineano come sua peculiarità.

Nonostante il suo non essere oggettivamente bella, l’artista, con il suo talento e la sua personalità, ha infatti un fascino che non lascia gli uomini indifferenti e riceve più di una dichiarazione. Molto probabilmente, l’amico di famiglia Anton Maria Zanetti [11] è segretamente innamorato di lei e sono in molti a tifare per questo matrimonio. Non è tra l’altro l’unico ammiratore dell’artista, un certo Christian Cole ha una corrispondenza regolare con la Carriera e si impegna per far ricevere all’artista una nomina all’Accademia di San Luca. In una sua lettera destinata a Rosalba e scritta in francese perde improvvisamente il suo tono ufficiale e dichiara:

Desidero rivedere Venezia principalmente per rivedere voi. Tutto mi pare morto nella vostra assenza. (…) Voi non sapreste capire quanto sono interessato a tutto ciò che vi riguarda. (…) [12]

Alla pittrice però non interessa affatto il matrimonio, ha paura che da donna sposata la sua libertà venga intaccata e la sua carriera di pittrice interrotta dai doveri di moglie. All’amore per un uomo, preferisce l’amore per l’arte.

Rosalba Carriera dedica anima e corpo a ciò che ama e continua a dipingere anche quando si ammala di cataratta e perde progressivamente la vista. La sua intera vita è dedicata alle donne che ama e la circondano: le sue sorelle e le sue allieve. È un’artista e una femminista e non ha paura di esserlo anche in pieno Settecento. Mette al primo posto se stessa, in barba alle convenzioni dell’epoca che la vogliono sposata, a badare alla casa e ai figli. Al suo unico vero amore, l’arte, dona anche i suoi ultimi istanti, finché scrive in una lettera “niente più vedo come se fossi nel bugio della notte”, spegnendosi all’età di 82 anni, il 15 aprile del 1757, completamente cieca.


Note bibliografiche

[1] Angela Oberer, Rosalba Carriera e le sue sorelle (Firenze: Mauro Pagliai Editore, 2014), 19.

[2] Valentina Casarotto, Il segreto nello sguardo, memorie di Rosalba Carriera prima pittrice d’Europa (Costabissaram Angelo Colla Editore, 2012), 10.

[3] Manlio Brusatin e Vittorio Mandelli (a cura di), Rosalba Carriera, maniere diverse per formare i colori (Milano: Abscondita, 2005), 93.

[4] Brusatin e Mandelli 2005, 93.

[5] Giuseppe Diamantini (Fossombrone, 1623 – Venezia, 11 novembre 1705), pittore e incisore.

[6] Brusatin e Mandelli 2005, 13.

[7] Brusatin e Mandelli 2005, 28.

[8] Felicita Sartori (1714 – 1760), pittrice e pastellista.

[9] Oberer 2014, 23.

[10] Giovanni Antonio Pellegrini (Venezia, 29 aprile 1675 – Venezia, 2 novembre 1741), pittore.

[11] Anton Maria Zanetti il Giovane (Venezia, 1706 – Venezia, 1778) critico d’arte e storiografo.

[12] Angela Oberer, Rosalba Carriera e le sue sorelle, Mauro Pagliai Editore, 50.

Bibliografia

Brusatin, Manlio e Vittorio Mandelli (a cura di), Rosalba Carriera, maniere diverse per formare i colori, Milano: Abscondita, 2005.

Casarotto, Valentina. Il segreto nello sguardo, memorie di Rosalba Carriera prima pittrice d’Europa. Costabissara: Angelo Colla Editore, 2012.

Oberer, Angela. Rosalba Carriera e le sue sorelle. Firenze: Mauro Pagliai Editore, 2014.

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