Fede Galizia, ‘mirabile pittoressa’

words: Francesca Gigli

Innumerevoli le donne ad aver lasciato un segno profondo nella storia dell’arte riemerse dopo secoli grazie a caparbi studiosi. Alcune di loro, come Artemisia Gentileschi, hanno fatto un gran frastuono per riuscire ad afferrare quel meritato riconoscimento. Altre, come Fede Galizia, hanno attraversato la vita più silenziosamente collezionando, però, traguardi importanti sfuggiti, poi, alla morsa della storia.

Dopo aver scoperto le trame di vita di Loïs Mailou Jones Rosalba Carriera, facciamo un salto indietro. Torniamo al 1578, anno di nascita di Fede Galizia e ammiriamo il modo gentile e caparbio con cui la “mirabile pittoressa” si fece strada nel mondo dell’arte. Un mondo storicamente declinato al maschile.

Quando anche le donne si misero a dipingere

Non sono mai mancate, nel corso dei secoli, donne pittrici. Purtroppo però le loro figure non riuscivano a stagliarsi ed emergere nel panorama artistico delle proprie epoche, schiacciate dalle convenzioni dell’epoca e rimaste all’ombra della fortissima presenza di genitori[1] o fratelli. Da qui, infatti, ci si muoveva in un mondo di dilettantismo. Le “pittoresse” non ricevevano alcun compenso monetario per le proprie opere e spesso tali artiste erano, gentildonne o, quasi sempre, figlie d’arte.

Dal pieno Cinquecento, però inizia ad affacciarsi alla ribalta un piccolo gruppo di donne pittrici con identità definite come Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani[2].  In questo manipolo di artiste, si afferma Fede Galizia.

La strada per lavorare in un mondo artistico prettamente maschile e iniziare a dipingere le ben più importanti pale d’altare era ancora più tortuosa per una donna. Prima è la volta di piccoli dipinti per la devozione privata, nature morte e ritratti. Il talento delle donne veniva legato saldamente alla sfera privata e dilettantistica e l’arte veniva praticata all’interno dei conventi o nella casa paterna. Arte, quella delle donne, lontana da occhi indiscreti.

Chi è Fede Galizia

Figlia del miniaturista Nunzio Galizia, nasce nel 1578 probabilmente a Trento e già a 12 anni si cimenta con il pennello e le tele, ma nella bottega paterna si impratichì soprattutto con l’incisione. Galizia vive prevalentemente a Milano dal 1578, anche se – in almeno un’occasione – si dichara di discendenza trentina. Non sappiamo dove sia morta, ma probabilmente nel capoluogo lombardo, dopo il 21 giugno 1630[3].

Amava in particolare modo le nature morte, ma svolse anche numerosi ritratti. Il più celebre è quello di Paolo Morgia seduto allo scrittoio[4]. Un uomo vestito semplicemente, dallo sguardo severo e circondato da libri e carte. È impressionante notare la minuzia indagata dalla pittoressa, una ricerca e attenzione ai dettagli senza eguali. Straordinaria risulta l’attenzione rivolta persino al riflesso della finestra sulla lente degli occhiali dell’intellettuale.

Questa attenzione ai dettagli quasi ossessiva la porta, però, ad essere decisamente meno attenta alle emozioni dei protagonisti, come si nota perfettamente nelle sue versioni di Giuditta e Oloferne. Nel dipinto Giuditta con la testa di Oloferne e la serva Abra[5], Galizia pensa più alla caratterizzazione e alla minuzia dei dettagli, quali vestiti e gioielli, dimenticandosi totalmente del fortissimo sentimento della scena. Opera indubbiamente poco riuscita, ma immensamente importante in quanto si tratta della prima rappresentazione di una storia tratta dall’Antico Testamento firmata da una donna. A questa seguiranno le ben più felici sperimentazioni di Lavinia Fontana e Artemisia Gentileschi. Ma la Giuditta con la testa di Oloferne e la serva Abra di Fede ci dimostra anche un’altra cosa: quanto fosse meravigliosamente capace e attenta la mirabilissima pittrice.

 Vivissime nature morte

Il soggetto della nature morte è molto caro a Galizia, che riesce a svincolarlo e liberarlo facendone un soggetto a se stante. Diventa così la prima pittrice a sviluppare un nuovo modo per la rappresentazione di nature morte anticipando fiamminghi e olandesi. L’artista riesce a raggiungere una delicatezza ricercata e sempre diversa, cambiando di poco le composizioni.

Le sue nature morte sono reali, ma non possiedono la decadenza tipica del Caravaggio e della sua canestra di frutta del 1590. I fiori e i frutti della pittoressa sembrano surrealisticamente sospesi in un tempo infinito e in uno spazio altro, grazie alla resa brillante e vellutata dei colori e alla luce dall’aurea dantesca. Galizia non rappresenta la transitorietà e caducità della vita, ma la sospensione creata dall’esserci, dall’essere vivi e sospesi.

Anna Banti (2011), provando a descrivere la reazione della Fede di fronte alla “quasi intimidatoria naturalezza” del Caravaggio: “il suo primo errore fu disporre su una elegantissima coppa, un gruppo di belle pesche vellutate. Aveva lavato i pennelli, indossato un nuovo grembiule, quasi si trattasse di compiere un rito. A fine giornata si accorse i aver dipinto delle palle d’avorio.”[6]

Fede Galizia, artista tanto amata in vita, dimenticata e ri-scoperta solo grazie a studi recenti, oggi viene valutata a circa 2 milioni di euro[7]. Mi verrebbe da dirvi “e ’sti cazzi”, ma non posso perché sono stata ospitata su questo blog e non posso fare brutte figure.

Perciò solamente: “Chapeau Fede, chapeau”.

La vostra amichevole artsharer di quartiere immigrata, oggi, su Artverlaine.


Bibliografia essenziale

Agosti, Giovanni, Giacomelli Luciana, Jacopo Stoppa (a cura di). Fede Galizia mirabile pittoressa. Castello del Buonconsiglio, 3 luglio – 24 ottobre. Trento: Castello del Buonconsiglio, 2O21.

Banti, Anna. Quando anche le donne si misero a dipingere. Milano: Abscondita, 2011

Segal, Sam. “An Early Still Life by Fede Galizia.” The Burlington Magazine 140, no. 1140 (1998): 164–71. http://www.jstor.org/stable/887825.

Carioli, Flavio. “2 milioni e 200 euro per la natura morta di Fede Galizia. Tutte le quotazione dell’artista.” In Stile Arte, 3 novembre 2015. 2 milioni e 200 euro per la natura morta di Fede Galizia. Tutte le quotazioni dell’artista.


[1] Come accaduto alla figlia di Paolo Uccello, Antonia, i documenti la descrivono come “pittoressa”. 

[2] Artemisia Gentileschi (1593, Roma – 1653, Napoli); Sofonisba Anguissola (1535, Cremona – 1625, Palermo);  Lavinia Fontana (1552, Bologna – 1614, Roma); Elisabetta Sirani (1638, Bologna -1665, Bologna).

[3] Il 21 giugno 1630 redige a Milano il suo testamento, dove elenca sei dipinti da lasciare alla chiesa di Sant’Antonio abate, accanto a cui abitava.

[4] 1595.

[5] 1596.

[6] Banti, Anna, Quando anche le donne si misero a dipingere (Milano: Abscondita, 2011), 39.

[7] “L’Alzata di cristallo con pesche, mele cotogne, e gelsomino, olio su tavola di pioppo, 31,2 per 42,5 centimetri, è stata proposta dalla casa d’aste Sotheby’s, a Londra, a una cifra compresa tra il milione e 200mila sterline britanniche e il milione e 800mila. Il pezzo è stato aggiudicato per 1.565.000 sterline, pari a 2 milioni e 191mila euro.” Flavio Carioli, “2 milioni e 200 euro per la natura morta di Fede Galizia. Tutte le quotazione dell’artista,” in Stile Arte, 3 novembre 2015. 2 milioni e 200 euro per la natura morta di Fede Galizia. Tutte le quotazioni dell’artista.

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